| |
 
 |
Anche
questa lingua si chiama castigliano, per essere il nome
della comunità linguistica che parlò questa
modalità romanica in tempi medievali: Castiglia.
Esiste alcuno polemica intorno alla denominazione della
lingua; il termine spagnolo è relativamente recente
e non è ammesso dai molti parlante bilingue dello
Stato Spagnolo, perché capiscono che spagnolo
include i termini valenzano, galiziano, catalano e basco,
lingue a sua volta di considerazione ufficiale dentro
il territorio delle sue comunità autonome rispettive.
Sono quelli parlante bilingue che propongono ritornare
alla denominazione più antica che ebbe la lingua:
castigliano abile come ‘lingua della Castilla
'.
Nei paesi ispano-americani si è conservato questa
denominazione e non espongono difficoltà speciale
nel momento di capire come sinonimi i termini castigliano
e spagnolo. Nei primi documenti dietro la fondazione
della Reale Accademia Spagnola, i suoi membri usarono
per accordo la denominazione di lingua spagnola. Chi
meglio ha studiato questa spinosa questione è
stato Amato Alonso in un libro diplomato Castigliano,
spagnolo, lingua nazionale. Storia spirituale di tre
nomi (1943). Tornare a richiamare a questa lingua castigliana
rappresenta un giro alle origini e chi sa se non sarebbe
dare soddisfazione agli autori ibero-americani che tanto
sforzo e studio gli dedicarono, come Andrés Bello,
Rufino José Cuervo o l'argentina Mabel Manacorda
di Rossetti.
Rinunciare al termine spagnolo esporrebbe la difficoltà
di riconoscere il carattere ufficiale di una lingua
che tanto aperta è stato per accogliere nelle
sue seno influenze e tolleranze che hanno contribuito
alla sua condizione. D'altra parte, tanto diritto hanno
gli spagnoli a nominare castigliano alla sua lingua
come gli argentini, venezuelani, messicani, o panamensi
a qualificarla come argentina, venezuelana, messicana
o panamense, per citare alcuni esempi. Egli quale potrebbe
significare il primo passo per la frammentazione di
una lingua che occupa il terzo posto tra le lingue del
mondo per numero di parlante. In Spagna si parlano inoltre
il catalano ed il galiziano, lingue di tronco romanico,
ed il basco, di origine sconosciuta.

Come
dice Menéndez Pidal "la base della lingua
è il latino volgare, propagato in Spagna da fini
del secolo III A.C. che si imporsi alle lingue iberiche"
ed il basco, caso di non essere una di esse. Di questo
sostrato iberico procede una serie di elementi lessicali
autonomi conservati fino ai nostri giorni e che in alcuni
casi il latino assimilò, come: cervesia> birra,
braca> mutandina, camisia> camicia, stocca>
lancia. Altri autori attribuiscono all'intonazione iberica
la peculiare maniera di intonare ed emettere il latino
tardivo nel nord peninsulare che sarebbe l'origine di
una serie di cambiamenti nelle frontiere sillabiche
e nell'evoluzione peculiare del sistema consonantico.
Un altro elemento conformador del lessico nello spagnolo
è il greco, dato che nelle coste mediterranee
ci fu A.C. un'importante colonizzazione greca dal secolo
VII; come, d'altra parte, anche questa lingua ebbe influenza
sul latino, voci elleniche sono entrate nello spagnolo
in differenti momenti storici. Per esempio, i termini
orfano, scuola, corda, governare, colpar e golpar, verbi
antica origine del moderno battere, porpora, che fu
pórpola e polba in castigliano antico, procedono
di epoche molto antiche, come i toponimi Denia, Calpe.
A partire dal rinascimento, ogni volta che ha dovuto
produrre termini nuovi in spagnolo si è impiegato
l'inventario delle radici greche per creare parole,
come, per esempio, telematica, di recente creazione,
o elicottero.
Tra i secoli III e Vidi misero i germanismi, nella sua
maggiore parte attraverso il latino per il suo contatto,
tra i secoli III e V, con paesi barbari molto romanizados.
Fanno parte di questo corpo lessicale guerra, araldo,
rubare, guadagnare, guidare, cucina, paragoni Lei con
la radice germanica di wais e way, proteggere e borgo
che significava ‘castello ' e dopo passò
ad essere sinonimico di ‘città ', tanto
presente nei toponimi europei come nelle terre della
Castiglia, quello che spiega Edimburgo, Strasburgo e
Rotemburgo vicino a Burgos, Burguillo, Burguete, o borghese
e borghesia, termini che entrarono molto più
tardi nella lingua. È inoltre numerosi patronimico
ed i suoi cognomi corrispondenti di origine germanica:
Ramiro, Ramírez, Rosendo, Gonzalo, Bermudo, Elvira,
Alfonso. Possedevano una declinazione speciale per i
nomi di uomo in - a, - anice, o - an, di dove sorge
Favila, Froilán, Fernán, e perfino sagrestano.
Vicino a questi elementi linguistici bisogna anche tenere
in conto al basco, lingua il cui origine si ignora,
benché ci siano varie teorie al riguardo. Alcuni
del suo abitudini articulatorios e certe particolarità
grammaticali esercitarono poderosa influenza nella conformazione
del castigliano per due motivi: la contea della Castiglia
si fondò su un territorio di influenza basca,
tra Cantabria ed il nord di Leone; vicino a quello,
le terre che i castigliani continuavano a vincere gli
arabi si ripopolavano con basce che, logicamente, portarono
le sue abitudini linguistiche e, inoltre, occuparono
posti preminenti nella corte castigliana fino al secolo
XIV. Del sostrato basco procedono due fenomeni fonetici
che saranno caratteristici del castigliano. L'introduzione
del suffisso - rro, presente nel vocaboli carro, dorso,
dritto, ciottolo, lavagna, portava con sé un
fonema stravagante ed altrui al latino e tutte le lingue
romanice che è, tuttavia, uno dei tratti definitori
del sistema fonetico spagnolo; si tratta del fonema
ápico-alveolare vibrante multiplo del (r).
L'altra eredità del basco consiste in che davanti
all'impossibilità di pronunciare una f in posizione
iniziale, le parole latine che incominciavano per quello
fonema lo sostituirono in epoche precoci per un'aspirazione,
rappresentata per una h nella scrittura che si perse
col tempo: così la latino farina> farina in
castigliano, ma farina in catalano, italiano e provenzale,
fariña in galiziano, farinha in portoghese, farine
in francese e faina in rumeno; in basco è irin.
La lingua araba fu decisiva nella configurazione delle
lingue della Spagna, lo spagnolo tra esse, perché
gli arabi collocarono il suo dominio nella penisola
per otto secoli. Durante tanto lungo soggiorno ci furono
molti momenti di convivenza ed intendimento. I cristiani
compresero molto pronto che i conquistatori non erano
solo superiori dal punto di vista militare, ma anche
in cultura e raffinatezza. Della sua organizzazione
sociale e politica si accettarono la funzione e la denominazione
di sentinelle, sindaci, robdas o ronde, ufficiali giudiziari,
aste pubblico, magazzini. Impararono a contare e misurare
con zeri, carati, quintali, stai ed incanti; impararono
del suo alfayates, oggi sarti, vasai, muratori che costruivano
ingressi, fogne o terrazze e coltivarono albicocche,
bietole o carrube che curavano ed irrigavano per mezzo
di canali, cisterne, lagune, norie e zappe. Ebbero influenza
sulla pronuncia della s - iniziale latina in j - come
in sapone del latino ‘saponem '. Aggiunsero il
suffisso - í nella formazione degli aggettivi
e nomi come cinghiale, marocchino, magrebino, alfonsí
o cremisi. Lei arabizaron numerosi toponimi come per
esempio Saragozza di "Caesara(u)gusta", o
Situazione favorevole di "Basti". non potrebbe
capirsi correttamente l'evoluzione della lingua e la
cultura della penisola senza concedere all'influenza
dell'arabo il posto che gli corrisponde.

Nella
formazione dello spagnolo sta distinguere tre grandi
periodi: il medievale, anche denominato del castigliano
antico, datato tra i secoli X e XV; lo spagnolo moderno
che evolse dal secolo XVI fino a finale del XVII, ed
il contemporaneo, dalla fondazione della Reale Accademia
Spagnola fino ai nostri giorni.

Il
nome della lingua procede della terra di castelli che
la configurò, la Castiglia, e prima del secolo
X non si può parlare di lei. Per allora esistevano
quattro grandi domini linguistici nella Penisola che
possono fissarsi per il comportamento della vocale breve
ed acqua tonico latina o in sillaba interna a voce come
quell'o di portam che dittongò in ué nel
castigliano, porta, e vacillò tra ue, uo ed ua
nel leonés ed aragonese (puorta) e mozarabo (puarta).
In termini generali, si mantenne l'o del latino, trasporta,
nella lingua dell'estremo occidentale, il galiziano-portoghese—del
quale sorgerebbero il galiziano ed il portoghese—,
e nel catalano dell'estremo orientale che eserciterebbe
la sua influenza posteriore per le terre mediterranee,
frutto dell'espansione politica.
Il castigliano fu tanto innovatore nell'evoluzione del
latino lo furono come gli abitanti della Castiglia nella
cosa politica. A questa epoca appartengono le Glosse
silenses e le Glosse emilianenses, del secolo X che
sono annotazioni in romanzo cavalleresco ai testi in
latino: contengono parole e costruzioni che non si capivano
già. Le prime si iscrissero nel monastero benedettino
di Sili, dove per chiarire il testo di un penitenziale
può leggersi "quod: per ke", "ignorante:
dispari sapiendo"; le Glosse emilianenses si iscrive
nel monastero di San Millán della Cogolla o di
Suso.
Nel sud, basso dominio arabo, le comunità cristiane
parlavano mozarabo. Ereditato dell'epoca anteriore alla
conquista musulmana, lo mantennero senza grandi alterazioni,
bene per affermazione culturale che segnasse la differenza
con le comunità ebrea ed arabo, bene per mancanza
di contatto con le evoluzioni che si stavano sviluppando
nei territori cristiani. In questa lingua si iscrivono
alcuni dei primi poemi lirici romanzi cavallereschi:
le jarchas, composizioni scritte in alfabeto arabo o
ebraico, ma che trascritte corrispondono ad una lingua
arabico-andalusa. Dei cambiamenti fonetici che si prodursi
in questa epoca nel castigliano, il più originale
consistè in convertire la f - iniziale del latino
in un'aspirazione nella lingua parlata, benché
conservata nella scrittura.
Il primo passo per trasformare il castigliano nella
lingua ufficiale del regno della Castiglia e Leone lo
diede nel secolo XIII Alfonso X che fece comporre in
romanzo cavalleresco, e non in latino, le grandi opere
storiche, astronomiche e legali. Il castigliano medievale
sviluppò una serie di fonemi che oggi sono spariti.
Distingueva tra un - s - sonora intervocalica che si
rappresentava per s nella scrittura, come in casa, ed
una s sorda che poteva stare a voce in posizione iniziale
come sedia, o in posizione interna nel gruppo - ns -,
come in pensare o in posizione intervocalica che si
iscriveva - ss - come in viniesse. Le lettere ç
e z equivalevano ai suoni africados, equivalente a ts,
se era sordo, ed a ds, se era sonoro, come in plaça
e facer. La lettera x rispondeva ad un suono palatale
fricativo sordo, come l'attuale ch del francese o la
s finale del portoghese ed esisteva anche corrispondente
sonoro che si iscriveva mediante j o g davanti ad e,
i: così dixo, prendere, o figlio. Distingueva
tra un bilabiale occlusiva sonora - b - che procedeva
del - p - intervocalica del latino o b dell'iniziale
sonora del latino, e che è quella che si conserva
oggi, e la fricativa sonora che procedeva della v del
latino il cui suono si mantiene oggi in Levante ed alcuni
paesi americani.
Dal punto di vista grammaticale erano sparite già
le declinazioni dal latino ed erano le preposizioni
quelle che segnalavano la funzione delle parole nel
discorso. Il verbo avere aveva ancora il significato
possessivo da avere, come in c'erano due fissi e si
impiegava per avere e per formare le perifrasi verbali
di obbligo che originerebbero a partire dal secolo XIV
i tempi composti; per quel motivo, tra la forma del
verbo avere e l'infinito seguente era possibile interporre
un altro materiale lessicale, oggi impensabile, in vostro
"Enrique fratello c'era come vos di ammazzare per
i sue mani". Gli aggettivi possessivi andavano
preceduti di articolo; così si diceva i suo occhi
rialzo.
Lo spagnolo del secolo XII era già la lingua
dei documenti notarili e del Bibbia che fece tradurre
Alfonso X; uno dei manoscritti del secolo XIII si conserva
nella biblioteca di El Escorial. Grazie al Via Lattea
entrarono nella lingua i primi gallicismi, scarsi in
numero, e che si diffusero per l'azione dei trovatori,
della poesia cortigiano e della provenzale.

La
pubblicazione della prima grammatica castigliana di
Elio Antonio di Nebrija in 1492, data della scoperta
dell'America e della presa di Granada per i Re Cattolici,
stabilisce la data iniziale della seconda gran tappa
di conformazione e consolidamento della lingua.
A questa epoca appartengono il cambiamento delle consonanti
che altera e consolida definitivamente il sistema fonologico
dello spagnolo. Sparisce l'aspirazione dalla h, cosa
che testimonia la versificazione. Si fondono in un unico
fonema la s sonora e sorda, prevalendo il valore sordo.
Le consonanti ç e z passano ad essere il fonema
fricativo, con pronuncia equivalente a ts che si iscriverà
ç durante il secolo XVI e passerà ad avere
il valore della z, con la sua pronuncia attuale, nel
secolo seguente, con quello che si risolse la vacillazione
ortografico c di questa maniera, ç, z. Le variazioni
fonetiche che rappresentavano x, g, j, si risolsero
anche in favore del suono vegliare fricativo sordo che
passa ad avere la pronuncia e grafia nel XVII attuali
di g e di j. Sparì ugualmente la distinzione
- b -, - v - che si neutralizzò in - b - durante
il secolo XVI. Nella morfologia apparvero i tempi composti
dei verbi, e si trasforma in soccorrere il verbo avere.
Nella sintassi l'ordine degli elementi del discorso
diventa più rigido, e si antepongono i pronomi
atoni ad infiniti e gerundi.
Dal punto di vista del lessico, lo spagnolo acquisì
una gran quantità di neologismi, perché
a questi momenti corrispose l'espansione della Castiglia
e, pertanto, il contatto con altre culture. Riuscì
a consolidarsi come lingua dominante di fronte ad altri
dialetti peninsulari portandosi a termine l'unità
politica della Castiglia ed Aragona ed essere il castigliano
la lingua dei documenti legali, della politica estera
e quella che arrivò dall'America della mano della
gran impresa realizzata per la Corona della Castiglia,
già fissata nella grammatica normativa di Nebrija.
A partire dai primi momenti del secolo XVI si preferì
la denominazione di spagnola per la lingua del nuovo
impero, e la preoccupazione degli intellettuali del
momento si riflette nell'enorme compito di sistematizzarla,
analizzarla e divulgarla. Lo dimostrano la pubblicazione
del gran Dizionario di Alcalá, opera dell'Università
Complutense creata per Cisneros; l'apparizione della
Minerva di Francisco Sánchez delle Sterpaglie,
conosciuto per Il Brocense che è una grammatica
normativa e descrittiva più moderna che realizzata
la per il gruppo francese di Port-Royal, e, agli inizi
del secolo XVII, la pubblicazione del Tesoro della lingua
castigliana o spagnola (1611, di Sebastián di
Covarrubias) primo dizionario della lingua che contiene
quanta informazione storica e sincronica c'era disponibile
nel momento della sua pubblicazione.
In Francia, Italia ed Inghilterra si pubblicavano grammatico
e dizionari per imparare spagnolo che fu la lingua diplomatica
fino alla prima metà del secolo XVIII. In questa
tappa della lingua si arrivò allo splendore letterario
che rappresentano gli autori del secolo di oro. Il lessico
incorpora parole originarie di tante lingue come contatti
politici aveva l'impero. Dell'italiano mettono nello
spagnolo dal secolo XV al XVII i nomi della metrica
e precettistica letteraria come sonetto, assonante,
silva e lira, parole relazionate coi belle arti come
facciata, scorcio, medaglia, piano. Di altri campi lessicali
sono italianismi dell'epoca sentinella, all'erta, fucile,
smania, chiacchierare, rovinare e molte più.
Sono gallicismi paggio, giardino, gabbia, sergente,
forgia o rimprovero.
Gli americanismi che cominciano a cominciare nel secolo
XVI, offrono una lista riferita alle realtà che
non si conoscevano in Europa e che sono ispanismi presi
per le lingue europee come patata, condor, alpaca, vigogna,
pampa, puma, papa, denominazione stabilita in Canarie
per patata che procedono del quechua ed il guaranì.
I termini più antichi, come canoa, già
citato nel dizionario di Nebrija, procedono degli arawak.
A questo insieme appartengono uragano, savana, mais,
capo tribù indiano, colibrí, caribe, sottoveste
e cannibale. Della famiglia di lingue nahua parlate
per i nahuas, si incorporano tela cerata, cioccolato,
pomodoro, cacao, avocado e stuoia.

Nell'anno
1713 si fondò la Reale Accademia Spagnola. Il
suo primo compito fu quello di fissare la lingua e sanzionare
i cambiamenti che avevano introdotto i parlante durante
i secoli, seguendo alcuni criteri di autorità.
In questa epoca aveva terminato già il cambiamento
fonetico e morfologico ed il sistema verbale di tempi
semplici e composti era lo stesso che è stato
vigente fino alla prima metà del secolo XX.
I pronomi atoni non si accordavano oramai con le forme
di participio e, grazie alla variazione morfologica,
gli elementi del discorso possono ordinarsi di forme
molto diverse con una gran varietà degli stili
letterari, dalla maggiore violazione sintattica che
rappresentano il barocco del secolo XVII, i poeti della
generazione del 27 ed il linguaggio pubblicitario, fino
all'imitazione dei cánones classici, anche violentadores
dell'ordine dello spagnolo che incorporarono i neoclassicisti
o i primi rinascimentali.
Coincidendo con un altro momento di splendore letterario,
il primo terzo del secolo XX, apparvero le nuove modificazioni
grammaticali che ancora oggi stanno in processo di insediamento.
Di esse sta citare: la riduzione del paradigma verbale
nelle sue forme composte di indicativo e congiuntivo,
la sostituzione dei futuri per perifrasi verbali del
tipo devo andare per andrò, la pratica sparizione
del congiuntivo, la ripetizione dei pronomi atoni in
molti strutture oracionales e con verbi di significato
passivo che stanno sviluppando una coniugazione in voce
mezza come in devo denaro a María; la posposizione
quasi sistematica delle qualifiche, la riduzione dei
relativo, praticamente limitati a che e chi nella lingua
parlata. Vicino a ciò, l'irruzione continua di
neologismi, che nominano innovazioni tecniche ed avanzamenti
scientifici, ha due momenti: gli anteriori alla metà
del secolo scorso che contengono radici classiche come
termometro, televisione, atomo, neurovegetativo, psicoanalisi
o morfema, ed i neologismi appena castiglianizzati,
sigle e calchi dell'inglese e frutto della diffusione
che fanno le riviste specializzate, la pubblicità
o la stampa di essi, come filmare, radar, modem, musicassetta,
anticongelante, compact disc, PC, o spot.

Fino
all'irruzione della radio e la televisione nella società—nella
seconda metà di questo secolo—, era relativamente
facile diagnosticare per le abitudini fonetiche e l'intonazione
l'appartenenza di un determinato parlante alla sua corrispondente
area dialettale. Oggi, benché si continuino anche
a dare queste differenze, l'imitazione della norma che
quelli mezzi hanno continuato a creare tra i parlante,
fa che l'appartenenza a differenti comunità linguistiche
non sia tanto chiara né tanto rotonda.
Della mappa linguistica medievale iberica sorsero varietà
linguistiche, della quale, alcune si trasformarono in
lingue, ed altre, col passo del tempo, si trasformarono
in dialetti di alcuna di esse. Tra le varietà
relazionate con lo spagnolo si trovano: il leonés
che si parlò dalle Asturie fino alle terre di
Caceres e che, già alla fine del secolo XV, aveva
lasciato il suo posto di lingua in lotta col castigliano
per occupare il posto di mera varietà dialettale;
l'aragonese, con una situazione analoga al leonés
che si parlò nel regno dell'Aragona ed i cui
frontiere naturali sono i Pirenei per il nord, la cordigliera
Iberica per l'ovest ed i limiti della Catalogna e Valencia
per l'est. A partire dal secolo XIV, come conseguenza
della conquista dell'Andalusia per i castigliani, sorse
l'andaluso, che integrò alcuni tratti del mozarabo,
come un autentico dialetto del castigliano. L'extremeño
che incominciò essendo una varietà confinante
del leonés ed il castigliano si è consolidato
come uno dei pochi dialetti oggi ancora identificabili
per le sue aspirazioni implosive ed il suo peculiare
lessico. Il riojano che si parlò in La Rioja,
e che tanto decisivamente ebbe influenza sul castigliano
scritto dei primi tempi, era una varietà dialettale
dell'aragonese. Un altro dialetto confinante ancora
vigente lo rappresenta il murciano, nel quale confluirono
il castigliano, l'aragonese ed il valenzano, varietà
catalana. Nelle isole le Canarie esistono il canarino
il cui intonazione, lessico e fonetica influirono nello
spagnolo americano dell'istmo e nord del Sud-America.
Nel secolo XVI il castigliano servì da base per
la creazione di un sabir o lingua di scambio nel Mediterraneo.
Un secolo dopo si delinea un altro sabir nei Caraibi
che dopo Lei criolliza per cedere passo al papiamento
di Curaçao. I gesuiti che entrarono in contatto
con gli indio guaranì crearono un'altra lingua
di scambio conosciuta come lingua generale. Un fatto
analogo si diede in Filippine, del quale sorse un'altra
lingua creolo che oggi sta praticamente persa.
In quanto al continente americano, non hanno mancato
autori che qualificavano di dialetti ad ognuna delle
varietà linguistiche che si sono consolidati
nei rispettivi paesi. Ma, in rigore, non si può
parlare del dialetto argentino, bensì del dialetto
abitante di Buenos Aires, varietà popolare di
un quartiere di Buenos Aires. Neanche sta parlare di
grandi zone dentro lo spagnolo americano come il caraibico,
andino, di Rio de la Plata, ecuato-peruviano, messicano
o centroamericano, perché sono imprecise ed impossibili
da sistematizzare. La dialettologia dello spagnolo in
America si deve fare per ogni paese prima che l'omogeneità
che impongono la radio, il cinema e la televisione cancellino
le frontiere dialettali che esistono ancora. L'unico
tratto comune allo spagnolo americano consiste nella
pratica sparizione del fonema interdentale fricativo
sordo / z /, strappo che condivide col dialetto andaluso,
extremeño e canarino. Perciò, parlando
con proprietà caprina dire il contrario: nello
spagnolo peninsulare esiste un fonema che non condividono
la maggioranza dei domini linguistici di questa lingua.

Lo
spagnolo è, per numero di parlanti, la terza
lingua del mondo. A dispetto di essere una lingua parlata
in zone tanto distanti, esiste una certa uniformità
nel livello colto della lingua che permette alle genti
di uno o un altro lato dell'Atlantico capirsi con relativa
facilità. Le maggiori differenze sono di carattere
suprasegmental, cioè, la varia intonazione, frutto
apparentemente dei diversi sostrati linguistici che
esistono nei paesi di parlata ispanica. L'ortografia
e la norma linguistica assicurano l'uniformità
della lingua; di lì la collaborazione tra le
diverse Accademie della Lingua per preservare l'unità,
fatto al quale coopera la diffusione dei prodotti letterari,
scientifici, pedagogici, cinematografici, televisivi,
ofimáticos, comunicatori ed informatico.
Dalla Spagna si è elaborato il primo metodo unitario
di insegnamento della lingua che diffonde per il mondo
l'Istituto Cervantes. Il lavoro coordinato delle Accademie
ha cristallizzato nella "Elaborazione della norma
colta delle grandi città" che pronta speciale
attenzione alla fonologia ed il lessico. È la
seconda lingua parlata negli Stati Uniti che conta totalmente
con varie catene di radio e televisione con emissioni
in spagnole; ugualmente, e per ragioni strettamente
economiche, è la lingua che più si studia
come lingua straniera nei paesi non ispanici dell'America
ed Europa. Lontani già i tempi in cui fu considerata
la lingua diplomatica, condizione nella quale la sostituì
il francese, oggi è lingua ufficiale dell'ONU
ed i suoi organismi, dell'Unione Europea e di altri
organismi internazionali. È stato compreso come
lingua dentro le grandi autostrade internazionali dell'informazione
come Internet, quello che assicura la costante traduzione
delle innovazioni informatiche, la sua diffusione e
comunicazione. Dove appare più incerto il futuro
della lingua è nel continente africano, abbandonato
per ragioni politiche alla volontà dei suoi parlante;
non bisogna dimenticare che ancora serve da lingua diplomatica
vicino al francese per il paese saharaui. Nonostante,
tutto sembra predire che nel prossimo secolo fosse una
delle lingue di maggiore diffusione, e chi sa se in
momenti di desiderabile meticciato non dia luogo ad
una lingua intermedia che assicuri la comunicazione
col continente americano nel suo insieme.
 |
|
|